Premessa

Ten Chi nage (天地投げ) significa letteralmente “proiezione Cielo–Terra” ed una delle tecniche più emblematiche dell’Aikido perché rende visibile e consente di sperimentare praticamente un principio universale: l’armonia degli opposti e la loro unificazione attraverso il centro.
Come accade spesso di constatare durante la sua esecuzione, si tratta di una tecnica semplice nella sua apparenza, ma in realtà tutt’altro che facile da eseguire senza applicare la mera forza muscolare.
E’ una tecnica che presenta notevoli similitudini ma anche sensibili differenze con Irimi nage e Kokyu nage, tanto che in alcuni Dojo viene a volte fatta rientrare in una di queste due denominazioni più generiche. In realtà, Ten Chi nage ha tutta una serie di peculiarità che meritano una attenzione specifica per essere comprese al meglio, e non va sottovalutato il fatto che si tratta di una delle pochissime tecniche interamente sistematizzata da O’Sensei Ueshiba Morihei, a differenza della maggior parte di quelle comprese nel curriculum tecnico dell’Aikido, derivate da quanto appreso nelle altre Arti marziali studiate dal Fondatore, a partire dal Daito Ryu Aikijujutsu.
A cura del M° Carlo Caprino
Principi filosofici alla base di Ten Chi nage
Come è noto, nella esecuzione di Ten Chi nage una mano di Tori rappresenta il Cielo (Ten), l’altra mano di Tori rappresenta la Terra (Chi) e il corpo di Tori è il “canale” che mette in comunicazione il Cielo e la Terra e il punto di connessione che rende fisicamente possibile la proiezione.
Come già accennato, Ten Chi nage non prevede lo squilibrio e la successiva proiezione di Uke per effetto della applicazione della mera forza muscolare, ma agisce attraverso la coordinazione di due azioni applicate in due direzioni complementari: una forza sale, l’altra scende e Uke viene destabilizzato in modo naturale tra queste due polarità.
Troviamo quindi espresso un principio centrale dell’Aikido e della filosofia orientale: l’equilibrio nasce dall’integrazione, non dalla contrapposizione, di due forze opposte, che nell’unirsi in maniera armonica diventano complementari.
Un altro aspetto – tanto pratico che filosofico – va tenuto ben presente: Anche se le mani si muovono in direzioni diverse, il movimento nasce da un unico centro (Hara / Tanden) e Tori deve rimanere interiormente unificato e fisicamente centrato. In altre parole, il praticante non “divide” il corpo: la divisione è solo apparente.Vengono quindi applicati tanto il principio della centralità di Tori che quello della non-dualità della sua azione.
Come è facilmente intuibile anche dallo stesso nome della tecnica, Ten Chi nage esprime una analogia tra il microcosmo umano ed il macrocosmo universale. In questa tecnica entrano infatti in rapporto dinamico l’alto e basso, l’espansione e il radicamento, l’aspetto filosofico/spirituale e quello fisico/corporeo. Per questo viene spesso utilizzata come strumento didattico per comprendere l’Aikido come Via e non solo come tecnica marziale.
Aspetti pratici e applicativi
Sebbene il principio possa essere applicato idealmente ad ogni tipo di attacco, Ten Chi nage viene praticata principalmente su katate dori (presa a un polso), ryote dori(presa a due polsi) e talvolta da shomen uchi. Nel programma di esami della Takemusu Aikido Association Italy è inserita nel grado di sankyu;si tratta quindi di una tecnica sostanzialmente adatta a tutti i livelli, ma che – come detto – richiede grande sensibilità per essere eseguita correttamente.
E’ bene ribadire ancora una volta che Ten Chi nage non è una leva articolare, né una proiezione da attuare tramite la mera forza muscolare. Nella sua applicazione non si spinge Uke verso l’alto e non lo si tira verso il basso ma si crea invece uno squilibrio tridimensionale lungo l’asse verticale.
Fatte salve le inevitabili differenze che vi possono essere nella interpretazione e nella applicazione di questo come di altri) principi, proviamo allora ad indicare di seguito alcuni punti salienti nella esecuzione di Ten Chi nage:
Attacco e centratura:
- Tori rilassa spalle e braccia al contatto con Uke.
- Il centro di Tori si stabilizza nel basso addome.
- Lo sguardo di Tori è calmo, l’asse corporeo è verticale.
Nota Bene: senza una corretta centratura iniziale da parte di Tori, Ten Chi nage diventa una spinta inefficace.
Entrata (Irimi)
- Tori si sposta leggermente in diagonale rispetto alla linea centrale (sei chu sen), avanzando con il corpo e non solo con le braccia, per effettuare un primo sbilanciamento.
- Il movimento è guidato dalle anche di Tori.
Nota Bene: Sin da questo primo momento, Uke viene coinvolto nella traiettoria di ingresso.
Movimento Cielo (Ten)
- La mano alta di Tori sale in maniera fluida e continua, come se sostenesse il cielo.
- Il gomito resta rilassato, la spalla non si solleva.
- Il movimento è più interno che esterno.
Nota Bene: Questa azione non mira a “sollevare” Uke, ma ad aprire una sorta di passaggio verso l’alto.
Movimento Terra (Chi)
- La mano bassa di Tori scende naturalmente, guidando Uke verso il basso.
- Il peso di Tori affonda e si stabilizza nei piedi.
- Il contatto di Tori con Uke è presente ma non rigido.
Nota Bene: La direzione verso il basso nasce dal radicamento, non dalla spinta.
Proiezione
- Il percorso delle braccia di Tori lungo due direzioni opposte crea lo squilibrio di Uke.
- La caduta di Uke è causata dalla sua perdita di equilibrio sull’asse verticale, non dalla spinta muscolare di Tori.
Nota Bene: Al termine del movimento Tori resta in equilibrio e in zanshin.
In estrema sintesi, i punti salienti di Ten Chi nage dal punto di vista biomeccanicosono quindi:
- Asse verticale stabile.
- Movimento spiraliforme interno.
- Coordinazione anche – colonna vertebrale – braccia.
- Respirazione naturale e continua.
- Uso del peso corporeo, non della forza muscolare.
Come abbiamo detto, Ten Chi nage è una tecnica apparentemente semplice ma tutt’altro che facile. Tra gli errori che più comunemente affliggono la sua esecuzione possiamo citare i seguenti:
- Tirare Uke verso l’alto con il braccio.
- Spingere Uke verso il basso con forza.
- Separare i movimenti perdendo l’unità del corpo.
- Sollevare o non rilassare le spalle.
- Muovere in maniera scoordinata braccia e anche.
- Perdere il contatto con il centro.
Ten Chi nage come pratica interiore
Oltre alla sua efficacia pratica nella applicazione marziale,Ten Chi nage ci aiuta a imparare a mantenere la calma in situazioni di pressione fisica e psicologica, a coordinare azioni diverse senza frammentarci e ad applicare più la presenza psico-fisica più che la potenza muscolare.
Di fatto, nella sua corretta applicazione, Tori non controlla Uke ma crea le condizioni perché il suo equilibrio si dissolva, realizzando una delle espressioni più chiare dell’Aikido come arte di armonizzazione, dove il praticante diventa centro, soggetto di relazione e movimento allo stesso tempo.
