Francesco Corallini Sensei torna a Roma a dirigere un seminario di Takemusu Aikido, ancora una volta ospite di Riccardo Canavacci Sensei e della Aikido Seishinkai Ostia presso l’accogliente struttura del Jem’s Sport & Fitness.

A cura del M° Carlo Caprino
Anche in questa occasione, Francesco Corallini Sensei ha illustrato un programma di pratica in grado di coinvolgere tanto i mudansha alla loro prima esperienza che i praticanti con decine di timbri sul loro budopass, mostrando una didattica limpida, capace di illustrare i principi fondamentali e le applicazioni meno note in una progressione coerente e lineare.
Come da tradizione, la sessione del sabato mattina è dedicata allo Aiki-jo e comincia con la esecuzione dei venti suburi e dei kata 31 e 13, con la costante indicazione di numerosi particolari e dettagli da curare per la loro esecuzione in maniera efficace e rispettosa della pedagogia di Saito Morihiro Sensei. Ecco quindi il costante richiamo a muoversi sulla seichusen nella esecuzione dei suburi, il rispetto della pausa dello zanshin al termine della esecuzione del movimento, la fondamentale (quanto troppo spesso ignorata!) differenza nella tempistica e modalità di esecuzione dei movimenti tra il dankai tekini, l’awase e il kiai-de.
La seconda parte della sessione mattutina del sabato è tutta dedicata alla pratica delle yon no jo awase henka, uno studio sviluppato da Saito Morihiro Sensei a partire dalla sezione 13 – 18 del San Ju Ichi No Kumi jo (esecuzione con un partner del kata 31) e mostrato raramente in alcuni keiko privati.
Anche in questo caso la pratica si è sviluppata con una progressione didattica che ha permesso a tutti – più o meno esperti – di affrontare con successo e profitto questa impegnativa sessione. Si è partiti con la pratica individuale della serie, conosciuta anche come Roku no jo, per passare poi alla esecuzione della stessa sequenza in coppia, con i due praticanti disposti l’uno di fronte all’altro che hanno eseguito i movimenti a specchio, con l’invito a curare – anche in questo caso – più la precisione dei gesti che la loro velocità.
La pratica è proseguita unificando in un unico tempo i movimenti iniziali effettuati in precedenza separatamente, sino a condensare la sequenza nei quattro movimenti che saranno la base per le successive esecuzioni, effettuate in dodici variazioni.
Dopo la pausa pranzo, si riprende con la sessione dedicata al tai jutsu, con una prima parte dedicata a tecniche applicate sull’attacco di hantai katate dori, conosciuto anche come kosa dori. Partendo dalla presa al polso omologo, Francesco Corallini Sensei ha proposto numerose tecniche, spaziando da quelle più note – come ikkyo, kotegaeshi o shihonage – a quelle meno praticate, come alcune variazioni di iriminage o un udekimenage shihonage kara.
La seconda parte della sessione pomeridiana è stata dedicata alla applicazione dei principi dell’Aikido per controllare un attacco portato con un calcio circolare. Anche in questo caso, Francesco Corallini Sensei è partito illustrando un principio generale di irimi, per poi dettagliare le diverse possibilità esecutive per concludere l’azione sia con una proiezione che con un controllo della gamba di Uke.
Il party dell sera ha visto riuniti in una ampia tavolata gran parte dei partecipanti al seminario, accomunati dallo spirito di amicizia fraterna che O’Sensei auspicava con il suo Aikido no kazoku; diverse decine di praticanti uniti da un’unica passione, che si scambiano aneddoti, ricordi e consigli.
Domenica mattina è tempo di Aiki ken, e anche in questo caso si comincia con i suburi, per passare a due serie di happo giri basate sulla applicazione del primo e del secondo suburi, poi ai quattro ken awase di base ed infine allo ichi no tachi.
Anche in questo caso, Francesco Corallini Sensei non ha mancato di rimarcare l’importanza di rispettare le caratteristiche di ciascuna delle tre modalità di pratica, in maniera da imparare a gestire correttamente la distanza e la velocità dell’azione attraverso la pratica con un partner, dando vita ad una collaborazione e non ad uno scontro.
La seconda parte della sessione domenicate è stata dedicata alla pratica del ken ko riai, in cui uke tachi affronta l’attacco di due uchi tachi posti rispettivamente di fronte ed alle sue spalle. Una pratica impegnativa a livello fisico, psicologico ed emotivo, ma che è stata affrontata dai praticanti con impegno e profitto, consentendo a tutti di acquisire utili strumenti per migliorare il proprio studio sulla gestione delle distanze e l’ampliamento del campo visivo.
Il saluto finale manda tutti negli spogliatoi, e mentre i ragazzi della Aikido Seishinkai Ostia smontano il kamiza e i tatami allestiti presso l’accogliente struttura del Jem’s Sport & Fitness e ci si saluta dandoci appuntamento al prossimo seminario, Riccardo Canavacci Sensei esprime la sua soddisfazione per la riuscita dell’evento e commenta con una frase l’esperienza di questo fine settimana e la attenzione di Francesco Corallini Sensei per proporre un programma saldamente ancorato alla pedagogia di Saito Morihiro Sensei, in cui ciascuno dei presenti ha trovato modo e spazio per migliorare le proprie competenze: “Senza una didattica adeguata, non ci può essere studio e trasmissione efficace”.
E direi che non ci potrebbe essere commento migliore.
