Cronache da un seminario: Gasshuku 2026 a San Faustino

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Come è facile immaginare, partecipare ad un Gasshuku offre la preziosa opportunità di tornare a casa arricchiti tecnicamente; ma se vi si accontentasse solo di questo si perderebbe qualcosa di ancora più straordinario.

A cura del M° Carlo Caprino

Vivere per quasi quattro giorni completamente immersi nella pratica, godere della dedizione dei Maestri e della disponibilità dei Senpai, vedere la passione nei kohai, incoraggiare i candidati agli esami e gioire del loro successo, condividere il sudore e le risate, l’impegno sul tatami e i kanpai intorno al tavolo sono una esperienza che non può essere resa a parole ma solo profondamente vissuta.

Anche per questo motivo, se è già difficile fare la cronaca di un seminario senza limitarsi ad una mera scansione cronologia di eventi, è quasi impossibile voler condensare in poche parole una così grande e variegata quantità di momenti importanti. Ma se una cosa ci insegna l’Arte, è senz’altro quella di percorrere la Via mirando ad un risultato senza che il suo mancato immediato conseguimento ci debba sconsolare e così – forti di questa convinzione – proviamo a mettere ordine nei ricordi, consapevoli che ciò che racconteremo potrà offrire solo un pallido riflesso di quanto vissuto.

Il significato del Gasshuku

Per comprendere al meglio il significato di un simile evento, partiamo della etimologia del termine; Gasshuku è un termine giapponese che indica un seminario residenziale della durata di più giorni, che potremmo tradurre letteralmente come “alloggiare insieme”, scritto con i caratteri 合宿.

Analizzando in dettaglio in significato dei singoli kanji, notiamo subito che il primo è un ideogramma ben noto ai praticanti di Aikido, essendo il primo che compare nel nome dell’Arte di O’Sensei;  合 è un composto ideogrammatico di 亼 (con il significato di “raccogliere, radunare, collezione, insieme.”) unito a 口 ( radicale di “bocca”)  per esprimere l’idea di due bocche che parlano insieme e – per analogia – una situazione di accordo, collaborazione e unione di intenti.

Il carattere 宿 è invece un composto ideogrammatico che unisce il radicale 人 (“persona”) con 囗仌 (“stuoia di bambù” ) per esprimere l’idea di una persona che riposa su una stuoia, a cui si aggiunge il carattere 宀 (“casa”).

Possiamo quindi dire che 合宿 si può tradurre letteralmente come “alloggio condiviso, ed è un termine che in Giappone si riferisce alla pratica di apprendere, studiare o praticare insieme con uno scopo o obiettivo specifico predeterminato, in cui gruppi di individui con idee simili si formano e si incontrano specificamente per questo scopo in luoghi extrascolastici designati per un tempo limitato, solitamente un fine settimana lungo o tre/quattro giorni.

La proposta tecnica

Abbiamo cominciato questo racconto parlando dell’arricchimento tecnico, e dal programma tecnico è allora giusto partire, elencando le varie sessioni di pratica che si sono alternate nei giorni del Gasshuku, che – come da tradizione – si è svolto nella accogliente struttura del centro sportivo “Verde Azzurro” a San Faustino di Cingoli.

Come oramai accade da diversi anni, il venerdì ha visto alternarsi alla direzione delle varie sessioni di pratica alcuni dei Senpai della Takemusu Aikido Association Italy. La prima parte della mattinata si è svolta nell’ampio prato antistante il centro sportivo; Franco Milano Sensei ha analizzato alcuni principi fondamentali della pratica dello Aiki-ken, soffermandosi sulla corretta esecuzione dei suburi e dei ken awase, rimarcando di regole basilari, chiarendo il significato di termini e frasi in ligua giapponese usualmente impiegate nella pratica e mostrando alcuni dei numerosi particolari da curare per effettuare un movimento efficace. Sempre sul prato, Marco Uda Sensei ha continuato il lavoro sullo Aiki-ken, analizzando i kumitachi nelle loro diverse modalità di esecuzione ed evidenziando – anche in questo caso – i tanti dettagli da controllare durante la loro esecuzione.

Per il prosieguo della giornata, i numerosi praticanti al Gasshuku si sono spostati sul tatami allestito in una ampia sala all’interno del centro sportivo. La prima sessione è stata diretta da Paolo Biondi Sensei, che ha proposto l’esecuzione di numerose tecniche a partire dal un attacco di kosa dori; lo ha seguito Adriano Pizzuti Sensei, che ha invece offerto una analisi storica e tecnica di shihonage, illustrando tanto le esecuzioni di base – presenti nel programma di grado gokyu, che alcuni henka, evidenziando l’origine del significato del termine, traducibile come “proiezione nelle quattro direzioni”. La terza sessione di pratica sul tatami è stata invece diretta da Emilio Fornari Sensei, che ha portato l’attenzione dei presenti sul tai no henko, esercizio tanto apparentemente semplice quanto profondo, con cui si aprono tutte le sessioni di tasi jutsu del Takemusu Aikido nella didattica di Iwama.

Per concludere, tutti ancora sul prato esterno, dove Riccardo Canavacci Sensei ha illustrato i kon pon (“radice della base”) della scherma giapponese, esercizi e movimenti fondamentali per la comprensione e l’esecuzione della pratica con il bokken.

Sabato mattina si riparte dal prato esterno, con Francesco Corallini Shihan che, continuando la linea didattica impostata il giorno precedente, ha guidato la pratica del primo kumi jo, mostrandone le singole fasi, i numerosi particolari da curare e le modalità di esecuzione in dankai tekini, awase e kiai-de.

La sessione successiva, diretta da Paolo Corallini Shihan, ha riguardato ancora la pratica dello Aiki jo, con in particolare la esecuzione dello jusan no jo awase in coppia, per poi passare, al termine della sessione, ad eseguire una particolare forma di jo riai in cui uke jo affronta due uchi jo.

Pomeriggio dedicato al tai jutsu,  con una sessione dedicata alla gestione di un attacco portato con una spinta a mano aperta sul petto (“muna wo ossu”) tramite le diverse tecniche illustrate da Francesco Corallini Shihan, seguita da una sessione diretta da  Paolo Corallini Shihan che ha proposto numerosi kokyunage su un attacco ushiro katate munadori.

Domenica mattina le ultime due sessioni di pratica; la prima, ancora nel prato esterno, diretta da Francesco Corallini Shihan e dedicata allo studio dello shichi no awase dello aiki-ken, nella sua forma base e con quasi una decina di henka. L’ultima sessione è stata diretta da Paolo Corallini Shihan e dedicata alla pratica delle tre forme di base del Ken Tai Jo con i relativi henka.

Come sempre nei seminari istituzionali, alle sessioni di pratica si uniscono anche gli esami di passaggio di grado. In questo gasshuku c’è stata la promozione di cinque Shodan, due Nidan (Tai Jutsu) e due Yondan (Ken-Jo). Paolo Corallini Shihan ha inoltre conferito il Godan Takemusu Aikido ai Senpai Ivan Antozzi (Takemusu Aiki Dojo Salsomaggiore), Alessandro Graciotti (Takemusu Aiki Dojo Osimo) e Giorgio Pinelli (Kigurai Dojo Iwama Takemusu Aikido). Tutti visibilmente emozionati e tutti calorosamente applauditi per questi importanti risultati e per l’esito degli esami sostenuti, frutto di costante applicazione e proficua dedizione alla pratica.

Passione ed entusiasmo

Come detto all’inizio di questo resoconto, se ci fermassimo alla sola esperienza tecnica avremmo un quadro più che positivo ma incompleto; la natura stessa del gasshuku, la qualità dei docenti, la passione dei partecipanti, la capacità di accoglienza degli ambienti e di tutto il personale del centro sportivo “Verde Azzurro” sono tanti fattori di eccellenza che fanno sì che il valore del totale sia ben maggiore della semplice somma aritmetica dei singoli fattori.

Come ogni anno, nei giorni di fine maggio si è ricreata la magica atmosfera che caratterizza ogni gasshuku, dando vita ad un weekend ricco di tecnica, condivisione, nuovi e vecchi incontri e di importanti risultati.

Il trascorrere insieme anche il tempo fuori dal tatami ha reso tutto ancora più intenso e memorabile, lasciando spazio al ricordo degli amici assenti, al racconto di vecchi e nuovi aneddoti, solenni libagioni e appassionate discussioni condotte abbracciati dal fresco delle colline marchigiane.

La domenica pomeriggio arriva sempre troppo presto; si salutano gli amici, si ripongono gli strumenti della pratica e si si da appuntamento all’anno prossimo, felici ed orgogliosi di far parte della grande famiglia della Takemusu Aikido Association Italy.

By admintaai

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